A Oxagon iniziano i lavori.
L’intelligenza artificiale ha bisogno di luoghi fisici: edifici, reti elettriche, impianti e collegamenti capaci di sostenere il lavoro dei server. A Oxagon, il polo industriale di NEOM sul Mar Rosso, questa dimensione prende forma nel campus di DataVolt. Il 31 agosto 2026 NEOM ne ha annunciato l’avvio dei lavori, con HUMAIN coinvolta in un primo intervento da 100 MW, la cui disponibilità è prevista nel 2028.
Per comprendere la portata dell’annuncio occorre distinguere il primo intervento dal programma complessivo. La componente HUMAIN rientra nella fase iniziale da 360 MW; quest’ultima è parte del campus previsto da 1,5 GW. Sono tre scale dello stesso progetto. La dimensione finale descrive l’ambizione dell’insediamento, mentre il primo lotto individua un passaggio più vicino e circoscritto, con un partner e un obiettivo temporale.
Anche l’unità di misura richiede attenzione. I megawatt indicano una potenza, non un numero di server né la quantità di operazioni che questi potranno eseguire. A parità di potenza disponibile, apparecchiature e configurazioni diverse possono offrire prestazioni differenti. Dalle sole cifre dell’annuncio non si può quindi ricavare una dotazione precisa di processori o una capacità di calcolo confrontabile con quella di altri impianti.
La realizzazione per fasi pone inoltre una questione progettuale concreta: rendere utilizzabile la prima parte senza chiudere la strada agli ampliamenti. Non basta riservare superfici libere. Occorre pensare a come le reti e gli spazi tecnici potranno crescere, e a quali opere debbano essere pronte fin dall’inizio. È su questo rapporto tra primo insediamento e sviluppo successivo che si misurerà la coerenza del campus.
Dai primi 100 MW al campus completo.
I 100 MW iniziali rientrano nella prima fase da 360 MW, a sua volta compresa nel campus previsto da 1,5 GW. Le tre cifre non vanno sommate.
| Potenza prevista | Parte del progetto | Stato e tempi |
|---|---|---|
| 100 MW | Intervento HUMAIN–DataVolt | Lavori avviati secondo NEOM; disponibilità prevista nel 2028 |
| 360 MW | Prima fase del campus | Avvio lavori annunciato |
| 1,5 GW | Intero campus | Sviluppo previsto per fasi |
Un progetto nato nel 2025.
L’apertura del cantiere arriva dopo l’intesa firmata da DataVolt e NEOM nel febbraio 2025. Allora era stato annunciato un investimento iniziale di 5 miliardi di dollari per la prima fase, con la concessione dei terreni in locazione e il supporto infrastrutturale di Oxagon. Quel passaggio aveva definito le basi dell’insediamento; la partecipazione di HUMAIN collega ora una parte del programma alle attività saudite nell’intelligenza artificiale.
Le società coinvolte occupano posizioni diverse. DataVolt si occupa di sviluppare e gestire infrastrutture digitali. HUMAIN, società del fondo sovrano PIF, opera dai data center ai servizi cloud, fino ai modelli e alle applicazioni di AI. Oxagon mette a disposizione il contesto industriale. L’interesse della collaborazione sta nell’incontro tra questi ambiti: il contenitore fisico, l’infrastruttura informatica e i servizi che potranno utilizzarla.
Un data center, infatti, non diventa un servizio di intelligenza artificiale per il solo fatto di essere costruito. Tra la disponibilità degli spazi e l’utilizzo effettivo intervengono la fornitura delle macchine, la configurazione delle reti, il software e la gestione quotidiana. La presenza di soggetti attivi su più livelli dà al progetto una logica industriale riconoscibile. Non equivale però alla pubblicazione di tutti gli accordi che regoleranno proprietà, acquisti e responsabilità operative.
Lo stesso criterio vale per gli investimenti. I 5 miliardi di dollari del 2025 riguardano un perimetro più ampio dei primi 100 MW e non rappresentano un nuovo importo attribuibile alla sola HUMAIN. Secondo Zawya, l’annuncio di agosto non specifica un valore separato per questa componente né le scadenze dei restanti 260 MW della prima fase. Il programma acquista dunque un punto di partenza più definito, senza che siano ancora esposti tutti i passaggi economici e temporali dell’espansione.
Il progetto si costruisce attorno ai server.
Osservato dall’esterno, un data center può sembrare soprattutto un grande edificio tecnico. La sua organizzazione nasce invece dal rapporto tra le sale server e ciò che consente loro di funzionare: distribuzione elettrica, alimentazione di riserva, raffreddamento, controlli e comunicazioni. Come spiega l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), il fabbisogno del complesso comprende sia le apparecchiature informatiche sia gli impianti che le sostengono. Progettare gli uni senza gli altri significa perdere di vista il funzionamento dell’insieme.
L’AI rende particolarmente evidente il problema del calore concentrato negli armadi che ospitano i server. Schneider Electric descrive soluzioni in cui un liquido asporta calore direttamente dai processori, mentre l’aria continua a raffreddare altri componenti. Servono circuiti, pompe e unità di distribuzione coordinati. È un esempio delle esigenze di questa tipologia di edificio, non la descrizione dell’impianto scelto per Oxagon, le cui specifiche di dettaglio non sono indicate negli annunci citati.
Per il progetto architettonico le conseguenze sono molto concrete. Un’apparecchiatura deve poter raggiungere il punto di installazione e, in seguito, essere rimossa o sostituita. Gli spazi di manutenzione non possono coincidere semplicemente con quelli rimasti liberi dopo il montaggio. Percorsi, locali tecnici e passaggi degli impianti vanno quindi pensati anche per le attività che si svolgeranno quando il campus sarà in funzione, non soltanto per il giorno della consegna.
La possibilità di ampliare il complesso aggiunge un’ulteriore dimensione. Lasciare posto a una futura sala server è utile solo se anche i servizi potranno raggiungerla. Una soluzione molto compatta può ridurre gli ingombri iniziali, ma rendere più complessa una modifica successiva. In questo tipo di insediamento la qualità progettuale riguarda perciò anche il tempo: quanto sarà semplice intervenire, sostituire componenti e accogliere nuove dotazioni senza compromettere l’uso degli spazi già attivi.
Una nuova funzione per il polo industriale.
La scelta di Oxagon viene ricondotta dai partner alla disponibilità di aree industriali, alle risorse energetiche e ai collegamenti sottomarini con Europa e Africa. Sono caratteristiche che riguardano il territorio e le sue reti prima ancora dell’edificio. Il campus occupa un lotto, ma il suo funzionamento dipende da infrastrutture che non si fermano al confine della proprietà: energia e comunicazioni sono parte sostanziale della localizzazione.
Per NEOM emerge così un insediamento con una funzione industriale precisa. Il data center permette di leggere Oxagon attraverso un utilizzo concreto di terreni e servizi, senza attribuire a questo singolo cantiere il compito di rappresentare l’intero programma. Le aree residenziali, le destinazioni turistiche e gli altri progetti hanno condizioni e calendari differenti. L’avanzamento del campus descrive una componente di NEOM, non certifica lo stato di tutte le altre.
In questo quadro rientra anche l’obiettivo ambientale. L’accordo originario prevedeva energia rinnovabile ed emissioni nette nulle durante l’esercizio. Si tratta di traguardi dichiarati per il futuro impianto. L’IEA distingue tra il mix elettrico effettivamente consumato da un data center e quello coperto dai contratti di approvvigionamento: acquistare energia rinnovabile e assicurare continuità alla fornitura sono aspetti collegati, ma non coincidenti.
La questione progettuale diventa allora il coordinamento tra crescita del campus, disponibilità elettrica e raffreddamento. Ogni ampliamento aggiunge un fabbisogno, mentre le infrastrutture necessarie hanno tempi propri di realizzazione e collegamento. La strategia energetica deve accompagnare questa progressione. Sarà il funzionamento del complesso, con i suoi consumi e le sue prestazioni, a dare consistenza agli obiettivi ambientali; la sola scala dell’investimento non consente di anticiparne il risultato.
Approfondimento: come cambia la geografia dei progetti sauditi.
La prima scadenza è il 2028.
Il 2028 è la scadenza indicata per rendere disponibile il primo intervento, non per completare l’intero campus. Per arrivarci devono procedere insieme attività diverse: costruzione degli edifici, collegamenti alle reti, installazione delle apparecchiature e preparazione della gestione. Un avanzamento visibile nelle opere civili non racconta necessariamente quanto manca all’attivazione. Il momento decisivo è quello in cui le parti possono funzionare come un unico sistema.
Per questo la messa in servizio ha un peso che va oltre il collaudo finale. Uptime Institute la descrive come un percorso da impostare fin dalla definizione del progetto, verificando che impianti e apparecchiature rispondano alle prestazioni richieste. Le prove aiutano anche il personale a conoscerne il comportamento. In un insediamento per fasi, occorre inoltre prevedere come verificare gli ampliamenti senza esporre inutilmente le aree già operative a interruzioni o anomalie.
Il contesto internazionale rende importante il coordinamento delle forniture. Secondo l’IEA, nel 2025 la domanda elettrica mondiale dei data center è cresciuta del 17%, in un settore che incontra vincoli nella disponibilità di apparecchiature, negli allacciamenti e nelle autorizzazioni. Questi dati non dimostrano un ritardo a Oxagon. Spiegano però perché l’arrivo di un trasformatore o l’attivazione di una connessione possano incidere sul calendario quanto il completamento dell’involucro edilizio.
L’entrata in funzione della prima parte sarà quindi un passaggio più significativo della sola dimensione annunciata per il campus. Darà un uso effettivo agli spazi e renderà concreto il rapporto tra infrastrutture, capacità di calcolo e gestione. Per ora l’avvio dei lavori e il traguardo operativo iniziale delineano un percorso riconoscibile; la realizzazione dell’intero complesso resta legata allo sviluppo delle fasi successive.
